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I palazzi lontani Abilio Estévez

I palazzi lontani

Abilio Estévez

Published
ISBN : 9788845920653
Paperback
278 pages
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 About the Book 

Era stato il suo amico aviatore, quello che chiamavano il Moro, a dirgli che l’importante è trovare il palazzo. E quando il bambino Victorio gli aveva chiesto: Moro, quale palazzo?, gli aveva rivelato che a ciascuno di noi, fin dalla nascita, è statoMoreEra stato il suo amico aviatore, quello che chiamavano il Moro, a dirgli che l’importante è trovare il palazzo. E quando il bambino Victorio gli aveva chiesto: Moro, quale palazzo?, gli aveva rivelato che a ciascuno di noi, fin dalla nascita, è stato destinato un palazzo, e che il nostro compito è cercarlo. Adesso Victorio ha quarantasei anni, e la fatiscente dimora in cui vive sta per essere demolita. Prima che ciò accada egli dà fuoco ai suoi pochi beni (un vecchio materasso, una riproduzione dell’Imbarco per Citera di Watteau, una piccola pila di libri) e, portandosi dietro solo un volume delle Memorie di Saint-Simon, la fotografia del Moro che fa ciao dall’aeroplano e un telo da spiaggia molto colorato, incomincia a vagabondare per le strade dell’Avana. Guidati dal suo sguardo malinconico e sensuale, ci addentriamo nei quartieri più desolati e feroci di quella che una volta fu una città sontuosa, mentre dal passato riemergono l’immagine del padre, rivoluzionario convinto, la morte del Moro in un incidente aereo, la sordida quanto esaltante iniziazione sessuale. Insieme a Victorio incontriamo Salma, una giovane prostituta per stranieri che vorrebbe diventare un’attrice, «un’attrice di Hollywood, naturalmente», di quelle che vincono l’Oscar e si fidanzano con Andy Garcia. E insieme a lui ci perdiamo fra le rovine di una città crepuscolare e agonizzante, una città divenuta ormai «lontana, estranea, incomprensibile e ostile». Ma la scena si trasforma quando Victorio e Salma si imbattono in Don Fuco, il pagliaccio eccentrico e mirabolante, il mago dai portentosi talenti mimetici che li introdurrà nel suo rifugio segreto, un fastoso teatro abbandonato in cui vibra ancora il ricordo della Callas e di Nijinsky, e che li avvierà ai misteri della finzione. Visionario e crudele, questo romanzo sa parlare di Cuba come mai prima.